Credere o non credere all'astrologia

10 Nov 2017

Quando si parla di astrologia alle nostre latitudini, capita spesso di imbattersi in due tipologie di persone: quelli che ci credono e quelli che non ci credono. Sono rari coloro che la conoscono a seguito di studi o approfondimenti personali. L’opinione comune è che sia qualcosa di sciocco, superstizioso, legato a tempi lontani in cui l’umanità era ancora tanto ingenua da credere a queste cose.

In realtà l’astrologia è stata riconosciuta per millenni come scienza madre, da civiltà e personalità tutt’altro che ingenue; solo nel corso degli ultimi 400 anni ha subito condanne e screditamenti, per venire poi lentamente dimenticata. Come è potuto accadere? Lo vedremo fra poco attraverso un rapido excursus storico, prima però è necessaria una riflessione preliminare sulla nostra attitudine a credere o non credere a qualcosa.

 

Grazie al ritmo di vita frenetico in cui viviamo e all’oceano di informazioni in cui siamo costantemente immersi, abbiamo perso l’abitudine a prenderci il tempo per riflettere e formarci un’opinione personale sulle più svariate questioni della vita. Siamo ormai automaticamente portati a credere a quasi tutto quello che proviene dai mass-media e non ci rendiamo conto del fatto che la maggior parte dei pensieri che portiamo nella nostra testa, non sono farina del nostro sacco bensì di quello della TV. Questo atteggiamento ci rende estremamente plasmabili alle opinioni comuni e sempre più pigri nell’attivarci a creare pensieri nostri.

 

Quello dell’astrologia è un ottimo esempio per comprendere questa dinamica delle credenze. Chi afferma di crederci, lo fa affidandosi alla possibilità che si tratti di qualcosa di valido; sente che c’è del vero ma non sa esattamente come ciò sia possibile. Chi invece sostiene di non crederci, lo fa anche senza cognizione di causa, condizionato dall’opinione comune che si tratti soltanto di sciocchezze; ha un pregiudizio infondato, come un bambino che si rifiuta di assaggiare un nuovo cibo sostenendo “Non mi piace”, prima ancora di averlo provato! Dunque in sostanza credere o non credere è esattamente la stessa cosa: un atteggiamento privo di fondamento. Solo dopo un’esperienza concreta con l’astrologia, che può essere la lettura di un libro piuttosto che l’interpretazione del proprio tema di nascita, ci si potrà sinceramente pronunciare in merito.

È garantito che se la fonte di quest’esperienza è seria, non si potrà che riconoscere la validità delle tematiche astrologiche, per quanto all’inizio possano apparire complesse. Se invece l’esperienza dell’astrologia si limita alla lettura di oroscopi da fondo giornale, è normale che non la si possa prendere troppo sul serio.

 

Il motivo per cui l’astrologia in soli 400 anni è passata dal ruolo di madre di tutte le scienze a quello di cenerentola, è proprio da ricercarsi nella facilità con cui i nostri pensieri sono diventati modellabili dall’esterno. Prendere coscienza di questa dinamica è essenziale per attivarsi alla ricerca di un proprio punto di vista su qualunque ambito ci si presenti innanzi.

 

Continuando con l’esempio dell’astrologia, proviamo ad osservare obiettivamente come sono andate le cose nel corso della storia, lasciando da parte il pregiudizio comune; poi ciascuno sarà libero di trarne le proprie conclusioni.

Ufficialmente l’astrologia viene fatta nascere in Mesopotamia nel IV millennio a.C., ma solo perché è a quell’epoca che risalgono le prime tavolette astrologiche che ci sono pervenute.

 

 

È però risaputo che anticamente le conoscenze venivano tramandate esclusivamente per via orale e solo in seguito in forma scritta, dunque il fatto che le prime tracce scritte di studi astronomico/astrologici risalgano a 6000 anni fa, non significa ancora che prima non esistessero. Infatti scavi eseguiti alla metà del secolo scorso nei pressi dell’antica Ninive, hanno riportato alla luce oltre 4000 tavolette, fra le quali un trattato di astrologia redatto nel 4000 a.C. dal re d’Akkad, Sargon l’Anziano, in cui si trovano espliciti riferimenti astrologici a tavolette ancora più antiche ma ormai scomparse, a prova del fatto che le origini degli studi cosmologici risalissero a tempi ancora più remoti.

 

Parlando di antiche tavolette astronomico-astrologiche, è necessario chiarire che un tempo non esistevano distinzioni: astronomia ed astrologia erano un tutt’uno. Soltanto nell’epoca moderna queste due scienze inscindibili, due lati della stessa medaglia, sono state separate. Sulla prima sono stati fatti investimenti importanti, la seconda è stata ridicolizzata. Ma un tempo la scienza del cosmo era una cosa sola. Riconoscere i corpi celesti, individuarne la posizione e conoscerne i movimenti (astronomia), era premessa necessaria per poterne interpretare il significato (astrologia).

L’etimologia di queste due parole è greca: astron=astro, più logos=discorso/pensiero per l’astrologia ed ancora astron=astro più nomos=legge, per l’astronomia.

 

 

Se prendiamo come paragone per lo studio del cosmo l’apprendimento di una nuova lingua, l’astrologia ne rappresenta la semantica, il significato del linguaggio cosmico; l’astronomia invece è la parte tecnica, la grammatica. Parlare di astronomia senza astrologia quindi, è come leggere le parole di un libro senza comprenderne il significato. Lo studio dell’universo è stato ridotto ad una serie di misurazioni, perdendone completamente di vista il senso. In questo modo abbiamo perso il contatto con il cosmo che ci circonda e ci siamo isolati sul nostro piccolo pianeta, illudendoci di poter bastare a noi stessi slegati dall’immensità in cui siamo immersi. Il risultato è che non abbiamo più consapevolezza di chi siamo e di quale sia il senso della vita e ci ritroviamo immersi in una visione del mondo totalmente materialista.

 

Proseguendo con il nostro rapido excursus storico, troviamo innumerevoli prove dell’importanza data allo studio del cosmo anche nell’antico Egitto (2500 a.C.): decorazioni di tombe, sarcofagi, bassorilievi.

 

 

In Grecia (1500 a.C.) in seguito alla conquista dell’Asia da parte di Alessandro Magno, si fusero le conoscenze astrologiche babilonesi, persiane e dell’Asia centrale.

Con la conquista dell’Egitto da parte dello stesso Alessandro Magno, gli studi astrologici furono portati avanti ad Alessandria d’Egitto, in particolare da Tolomeo che nel II secolo d.C. scrisse il Tetrabiblos, un autorevole testo di astrologia basato sull’osservazione empirica degli effetti cosmici.

Con la caduta di Alessandria d’Egitto in mano agli arabi, furono loro ad incrementare gli studi astronomico/astrologici con la costruzione di grandiosi osservatori, biblioteche ed università; siamo nel VII secolo d.C.

Nel corso del Medioevo si tradussero i testi arabi in latino ed entro il XIII secolo, l’astrologia faceva parte integrante della pratica medica.

 

 

Anche la religione cristiana diversamente da quanto comunemente si crede, ha da sempre avuto uno stretto legame con l’astrologia. Gli antichi padri della chiesa erano interessati all’astrologia ed alcuni pontefici avevano un astrologo personale. Lo stesso Dante Alighieri (1265-1321) la definì la madre di tutte le scienze.

 

Nel Rinascimento (XIV-XVII secolo) presso tutte le corti europee, l’astrologia fu tenuta in grande considerazione; Caterina de’ Medici ad esempio, aveva alla sua corte un astrologo personale: Nostradamus. Papa Sisto IV (1414-1484) fece tenere corsi di astrologia e anche Giulio II (1443-1513) e Paolo III (1468-1549) consultavano astrologi. Leone X (1475-1521) fondò addirittura una cattedra di astrologia presso l'Università della Sapienza di Roma, in cui studiarono e praticarono astrologia numerosi membri del clero. Anche Adriano VI (1459-1523) fu un assertore dell’astrologia. Fu soltanto poco più di un secolo dopo che Urbano VIII (1568-1644) redisse la bolla papale Inscrutabilis, attraverso cui minacciava di morte i cultori dell’astrologia.

 

L’astrologia fu rinnegata dal '600 in poi, benché Galileo (1564-1642) stesso ne facesse uso e relegata definitivamente a pratica magica e superstiziosa nel '700.

Fu solo a partire dalla fine dell'800 che pochi eletti, tra cui Alice Bailey, Helena Petrovna Blavatsky, G. I. Gurdjieff, Rudolf Steiner, Carl Gustav Jung, compresero la grande importanza della cultura orientale e iniziarono a riportare in occidente i semi perduti di quella antica sapienza.

Purtroppo nei secoli l’avversione della Chiesa nei confronti dell’astrologia non è cambiata, Giovanni Paolo II nel “Nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica” del 1993, afferma che anche l’astrologia come ogni forma di occultismo, va respinta.

Ancora oggi risentiamo a livello di opinione pubblica, soprattutto in Italia, gli echi di questa avversione.

 

Indiscutibili testimonianze dello studio dei cieli si hanno anche presso i popoli Maya e  in Cina, dove tutt’oggi permane l’abitudine di riferirsi all’astrologia anche nella quotidianità.

 

 

Questa era soltanto una velocissima carrellata sulla presenza dell’astrologia nelle culture di tutto il mondo; se si approfondiscono le ricerche in tal senso, ci si accorge di quanto il contatto con il cosmo sia sempre stato fondamentale per i nostri predecessori. Basti pensare alle incredibili costruzioni che le antiche civiltà hanno eretto per poter interagire con il cielo: le piramidi egizie, quelle maya, Angkor Wat, le statue dell’isola di Pasqua e moltissime altre, tutte rivolte alla volta celeste sopra di noi. Possibile che fossero soltanto fantasticherie? Forse siamo noi a non essere più in grado di comprendere tutto questo; ci crediamo la civiltà più evoluta che sia mai esistita sul pianeta, ma ne siamo proprio sicuri? Anche in merito a questa credenza è interessante fare alcune riflessioni.

 

Nell’affrontare l’analisi del passato, non è da sottovalutare l’impostazione mentale con cui ci si avvicina alle antiche testimonianze dell’umanità che ci ha preceduti. Nel nostro modo occidentale di concepire il trascorrere del tempo in linea retta (passato-presente-futuro), diamo per scontato che anche l’evoluzione dell’uomo proceda da uno stadio più semplice, ad uno più complesso. Pensiamo che la fase di sviluppo più evoluta sia l’ultima, la nostra. Siamo automaticamente portati a giudicare tutto ciò che proviene dal passato, come meno evoluto e strutturato rispetto al presente. Esiste però un’altra visione dello sviluppo degli eventi, che merita di essere considerata, prima di giungere a conclusioni affrettate. È la concezione orientale di uno sviluppo ciclico. Da questo punto di vista, ciò che è temporalmente precedente, non è di necessità meno evoluto di quello che segue, dipende in quale fase del ciclo si trova.

 

 

Per fare un esempio, all’interno di un ciclo che dura tot anni possono esistere fasi differenti di sviluppo: ad una fase estremamente evoluta (Satya-Yuga), ne segue una leggermente inferiore (Treta-Yuga), una terza in cui le conoscenze vanno sempre più dimenticate (Dwapara-Yuga) ed una quarta di completo oscuramento (Kali-Yuga), in cui tutta la saggezza sperimentata nella prima fase è andata perduta. A questo punto siamo a metà del ciclo, che prosegue poi con una ripetizione del periodo di oblio e procede ripercorrendo a specchio la fase tre, poi la due, per tornare progressivamente al periodo di massimo splendore. Questa è la visione indiana degli Yuga. Per approfondire questo argomento si legga il post Gli Yuga

 

Alla luce di queste considerazioni, proviamo a pensare alla grande piramide di Giza. È risaputo che nemmeno con il dispiegamento di tutte le tecnologie oggi in nostro possesso si sarebbe in grado di riprodurre fedelmente questa incredibile costruzione. Come è possibile che una civiltà precedente alla nostra, sia stata in grado di farlo? Non avrebbero dovuto essere, secondo la visione di sviluppo lineare, meno capaci di noi? Evidentemente possedevano competenze a noi ancora sconosciute, e guarda caso, erano una civiltà palesemente attenta allo studio del cielo.

Anche le piramidi in Messico, Angkor Wat in Cambogia e moltissime altre testimonianze del passato, sono apparentemente inspiegabili secondo l’ottica dello sviluppo in linea retta.

 

 

L’ipotesi di osservare il tutto secondo la visione ciclica orientale, merita quindi almeno di essere presa in considerazione.

 

In conclusione, l’invito è quello di assumere un atteggiamento più spregiudicato nei confronti delle informazioni che riceviamo dai canali ufficiali. Proviamo ad essere un po’ più critici e a dedicare del tempo all’approfondimento delle tematiche che più ci interessano, potremmo avere delle belle sorprese. Soprattutto prendiamo l’abitudine di osservare da fuori i nostri stessi pensieri, in modo da poterci accorgere quando nella nostra testa viaggiano credenze arrivate dall’esterno, prese per buone solo perchè riteniamo la fonte sufficientemente attendibile. Tutto questo ci renderà padroni di noi stessi, smetteremo di autorizzare più o meno coscientemente la manipolazione delle nostre menti e saremo di conseguenza più liberi.

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