I principi della pedagogia steineriana - II parte: pensare, sentire, volere


La visione antropologica presentata da Steiner è estremamente complessa, proprio come la vita stessa. La tripartizione dell’essere umano in corpo, anima e spirito, è soltanto la prima di una serie di considerazioni presentate per farci riflettere sulla varietà della natura umana.


Una seconda concezione è quella che vede l’uomo coinvolto con tre stati interiori. Il primo è quello più utilizzato e proprio per questo dato praticamente per scontato, anche se in realtà è ciò che più di tutto caratterizza il genere umano nei confronti degli altri regni della natura, come vedremo fra poco. Cosa facciamo da quando ci svegliamo fino a quando andiamo a dormire? Esteriormente respiriamo e ci muoviamo, ma interiormente? Pensiamo, dialoghiamo quasi ininterrottamente con noi stessi. Abbiamo la facoltà di pensare.


Un’altra cosa che succede dentro di noi e rientra in un ambito ben definito della natura umana, è che in base alle situazioni che stiamo vivendo proviamo gioia, dispiacere, dolore, felicità, passione, noia. Viviamo insomma immersi in un’altra sfera, oltre a quella del pensare, che Steiner chiama sfera del sentire. In quest’ambito siamo estremamente soggettivi: reagiamo con emozioni diverse alle stesse situazioni.


Infine, a seconda dei pensieri e delle conseguenti emozioni che nascono in noi, siamo portati ad un certo tipo di comportamento, siamo spinti all’azione. La sfera della volontà è il terzo ambito di cui Steiner ci parla in questo tipo di tripartizione delle facoltà umane: pensare, sentire e volere. Volontà va qui intesa come azione.


La cosa più interessante, è che possiamo osservare fisiologicamente nel nostro corpo queste tre sfere in azione ed abbinare ad esse, i tre differenti stati di coscienza nell’alternanza dei quali si svolge la nostra vita. La parte più solida del nostro corpo fisico infatti, lo scheletro, è conformato proprio da queste tre facoltà. Dove collocheremmo istintivamente la sfera del pensare? Nella testa. La testa è la parte del corpo associata a questa facoltà e se la osserviamo, che forma ha? Chiusa, il nostro cranio è di forma tendenzialmente tondeggiante, ed è chiuso. Quale stato di coscienza viviamo nella sfera del pensare? Siamo desti, coscienti, pienamente consapevoli di ciò che stiamo pensando. La sede del pensare è qualcosa di delimitato nel nostro corpo e proprio per questo totalmente conoscibile. Dunque nel pensare, ci dice Steiner, siamo in uno stato di veglia.


E dove collocheremmo invece la sfera del sentire, in quale parte del nostro corpo sentiamo risuonare le emozioni? Nel petto. Se riflettiamo sulla forma che il nostro scheletro ha nella parte mediana del tronco, ci accorgiamo che non è più completamente chiusa. La cassa toracica infatti è semi-aperta, se immaginiamo di disegnarla stilizzata, è come una mezzaluna aperta sul fondo. In che stato di coscienza ci troviamo nella sfera delle emozioni, del sentire? Di sicuro non siamo così lucidi come nel pensare. Per amore si possono compiere vere e proprie pazzie, atti irrazionali, sia in senso positivo che negativo. In preda alla collera, possiamo diventare distruttivi, e così via. Lo stato di coscienza a cui si potrebbe affiancare la facoltà del sentire quindi, è simile a quello che proviamo in stato di sogno: non siamo completamente coscienti, ma nemmeno totalmente incoscienti.


Infine quale potrebbe essere nel nostro corpo, la sede della nostra volontà, intesa come facoltà che ci spinge ad agire? Sicuramente gli arti, che ci permettono letteralmente di muoverci nel mondo e possiamo aggiungere anche il basso ventre, la sede del metabolismo che trasforma in energia le sostanze in esso introdotte. Quale forma hanno queste parti? Non sono né chiuse, né semi-aperte, ma completamente aperte. Lo si vede bene osservando le ossa del bacino, aperte come le ali di una farfalla. A quale stato di coscienza potremmo infine far corrispondere la sfera della volontà? Nel nostro agire siamo incoscienti, non abbiamo modo di comandare direttamente le attività del nostro corpo. Quando decidiamo di alzare un braccio lo facciamo e basta, ignorando completamente quali parti del nostro arto stiano compiendo quale tipo di movimento. Non prendiamo parte, con la nostra coscienza, ai movimenti del nostro corpo, li compiamo e basta. Se decidiamo di camminare lo facciamo senza dover pensare a posare alternativamente a terra un piede dopo l’altro, piegare il ginocchio e così via. Nella nostra volontà (intesa come azione), siamo quindi in uno stato incosciente, simile a quello del sonno senza sogni.


Ancora altre interessanti similitudini fra le tre sfere interiori individuate da Steiner ed il nostro stesso organismo fisico, possono essere osservate. Al di là dello scheletro, a quali altre parti del corpo possiamo associare pensare, sentire e volere? Avendo individuato la testa come sede del pensare, possiamo includervi senz’altro il cervello, l’organo che gestisce i nostri pensieri e con lui l’intero sistema nervo-sensorio. Attraverso cosa infatti passano le percezioni che destano in noi pensieri, se non a mezzo degli organi di senso situati prevalentemente nella testa? Occhi, naso, bocca ed orecchie sono infatti i principali recettori di cui disponiamo per entrare in contatto con il mondo esterno

E il sentire, attraverso quale sistema diventa percepibile? Che cosa accade al nostro organismo quando proviamo forti emozioni, sia piacevoli che spiacevoli? Si alterano il battito cardiaco ed il respiro. Cuore e polmoni appartengono al sistema ritmico, sono situati proprio nel tronco ed esprimono fisicamente la sfera del sentire.

Il volere trova invece riscontro nel sistema corrispondente al bacino: quello del ricambio, con i suoi moti di elaborazione della materia e negli arti.


Fino qui è tutto osservabile. Sarebbe addirittura possibile evincere da noi stessi tutte queste osservazioni con le relative considerazioni, se fossimo abituati ad osservare e a lasciar parlare l’oggetto della nostra osservazione. Si tratta del metodo goethiano: derivare la conoscenza dall’osservazione stessa dell’oggetto, secondo il principio che vede come fonti del conoscere percezione e concetto. Goethe, di cui Steiner ha curato la redazione delle opere scientifiche, è arrivato a scrivere un’intera Teoria dei colori ed un trattato sulla Metamorfosi delle piante, utilizzando questo tipo di approccio. Steiner lo esplicita ed approfondisce nella sua Filosofia della libertà (Opera Omnia 4); studiando questo testo possiamo comprendere il valore ed il potenziale del nostro stesso pensare ed iniziare a metterlo in pratica consapevolmente nella vita di tutti i giorni. Si tratta di un percorso estremamente affascinante, che come Steiner stesso afferma, può condurci direttamente alla percezione del mondo spirituale e tutto a partire da qualcosa che conosciamo molto bene, il nostro pensare, ma che ancora fatichiamo a comprendere nel suo pieno potenziale evolutivo.