I Quattro Temperamenti


Conoscere il tema dei quattro temperamenti proposto da Rudolf Steiner non è utile soltanto in ambito pedagogico ma può aiutarci anche nelle relazioni quotidiane e soprattutto nel processo di auto-conoscenza. Non si tratta di arrivare ad applicare delle etichette alle persone, in quanto ogni essere umano è unico e complesso ma va preso come uno strumento di aiuto per comprendere con più consapevolezza gli atteggiamenti di chi abbiamo accanto.


Le origini di questa visione risalgono all’antica Grecia, quando i filosofi presocratici (Talete, Anassimandro, Anassimene, VI sec a.C.) trovarono negli elementi l’origine dell’uomo e della vita. Empedocle (V sec a.C.) li riassunse, trattandoli in modo sistematico e Ippocrate fu poi l’iniziatore dell’osservazione clinica oggettiva proprio attraverso l’impiego dei quattro elementi.

La sua dottrina si fonda sulla concezione dei 4 umori, legati ai 4 elementi: il sangue ha a che fare con l’aria; la flemma è legata all’acqua; la bile gialla prodotta dal fegato al fuoco; la bile nera prodotta dalla milza è legata alla terra. La malattia è la risultante del disequilibrio fra questi 4 elementi e il medico ha il compito di riportare equilibrio. Per primo Ippocrate parlò di uomo sanguinico con eccesso di aria; flemmatico con eccesso di acqua; bilioso, con eccesso di bile; melanconico, perché la bile nera era detta melanconie, con eccesso di terra.

Rudolf Steiner ci ha fornito un’interpretazione profonda dei quattro temperamenti, rinnovando questa teoria in modo adeguato ai nostri tempi; egli spiega la diversità dei caratteri umani con il fatto che gli elementi in essi contenuti sono “temperati” in modi diversi.

Sono quattro gli elementi: Terra, Acqua, Aria e Fuoco, mescolati in proporzioni diverse in ogni uomo. Da questa mescolanza dipende l’emergere di un temperamento sugli altri.

Esiste infatti uno stretto rapporto fra elementi e temperamenti: Melanconico/Terra, Flemmatico/Acqua, Sanguinico/Aria e Collerico/Fuoco.


Il temperamento indica due direzioni: da un lato individualizza, dall’altro riunisce gli uomini in gruppi, questo perché ha a che fare da un lato con il nucleo essenziale di ogni uomo e dall’altro con la natura umana in genere. Ogni uomo è posto in una corrente ereditaria, ma possiede anche un proprio nucleo essenziale interiore. L’armonia fra queste due diverse correnti viene data dal temperamento, è l’elemento mediatore fra l’umanità generica e l’individuo.


Sappiamo che la scienza dello spirito presenta l’uomo come insieme di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale ed io.

Abbiamo una parte percepibile ai sensi, l’unica ammessa dal pensare materialistico: è il corpo fisico, quello che l’uomo ha in comune con il regno minerale.

Il corpo eterico o vitale non è visibile ai nostri occhi ma esiste, è composto dalle forze vitali che mantengono in vita il corpo fisico. E’ la parte che abbiamo in comune con il regno vegetale.

La terza parte costitutiva è il corpo astrale, il portatore di piacere e dispiacere, gioia e dolore, di istinti, passioni e brame; crea il flusso e riflusso di sentimenti e sensazioni. Questa parte è in comune al regno animale.

Infine abbiamo la quarta parte costitutiva, quella che ci distingue dagli altri tre regni esistenti e che solo a noi conferisce la facoltà dell’autocoscienza: l’Io.

Queste quattro parti costitutive vengono espresse fisicamente dal moto circolatorio del sangue (io), dal sistema nervoso (corpo astrale), dal sistema ghiandolare (corpo eterico) e dagli organi sensori (corpo fisico).

Il corpo fisico e quello eterico sono maggiormente legati alla corrente ereditaria, mentre nel corpo astrale e nell’io prevale la connessione con il nocciolo essenziale dell’individualità.

Dal modo in cui queste quattro parti si adattano fra loro nasce il temperamento, in ogni uomo si produce una diversa miscela delle sue quattro parti costitutive e una di esse prende il sopravvento donando all’individuo una colorazione prevalente.


Se è l’io a prevalere si forma il temperamento collerico; se prevale l’astrale il sanguinico;

se prevale l’eterico il flemmatico e se prevale il fisico il malinconico.

Quindi nel malinconico la nota fondamentale esteriore è data dal corpo fisico, nel flemmatico dal sistema ghiandolare, nel sanguinico dal sistema nervoso e nel collerico dalla circolazione del sangue.

Chiameremo collerico il temperamento di un uomo nel quale ogni cosa scaturisca dal suo io, il collerico è colui che vuole comunque affermarsi.

Chi invece viene definito sanguinico, sarà predisposto a vivere nel fluttuare alterno delle sensazioni e dei sentimenti, s’infiammerà per tutto quanto il mondo gli porta incontro senza però riuscire a frenarsi e a mostrare costanza. Passa rapidamente da una vicenda all’altra, da una percezione all’altra e mostra un’indole volubile.

Quando nell’uomo prevale il corpo vitale o eterico, da cui dipende il senso di benessere o malessere, allora egli si sente portato ad adagiarsi nella propria interiorità e ad adeguarsi al mondo esterno, in un’eccedenza di questa situazione avremo un temperamento flemmatico.

Nel malinconico è invece il corpo fisico a prevalere sulle altre parti. Dovrebbe essere il corpo fisico lo strumento dominato dalle altri parti, ma in questo caso invece è divenuto lui il padrone e oppone resistenza alle altre parti. Ne consegue una disarmonia che rattrista, causa dolore e malavoglia, oscurando l’umore. E’ quello che accade al malinconico, che avverte sempre dolori.


MALINCONICO - TERRA

Il malinconico si riconosce spesso dallo sguardo: guarda con scarso interesse il mondo che lo circonda e per questo i suoi occhi non sono abituati a stare ben aperti; le palpebre sono spesso calate come se lo sforzo richiesto per tenerle sollevate fosse eccessivo.

Si nota soprattutto la mancanza di splendore raggiante, iride e pupilla emanano solo un luccichio opaco. Questo dipende dal fatto che il malinconico compenetra più difficilmente di altri il suo corpo con l’anima e con l’io personale e quanto più la corporeità viene compenetrata dall’individualità, tanto più l’occhio irraggia luce.

Gli angoli della bocca solitamente vengono tirati in giù, nell’uomo malinconico con il tempo bocca e mento diventano sempre più pesanti.

Il mento non è molto sviluppato, anzi spesso tende a rientrare.

Gli arti superiori sono particolarmente lunghi, solitamente sottili, soprattutto le mani hanno lunghe dita. Piedi e gambe sono piuttosto goffi, non di rado c’è la tendenza alle gambe ad X e ai piedi piatti. Il malinconico tiene il capo in avanti, a volte anche inclinato di lato.

Da seduto, ma ancora di più quando cammina, tiene le spalle cadenti in avanti, favorendo così l’atteggiamento curvo della schiena. Cammina con le braccia a ciondoloni, sollevando a fatica i piedi dal suolo, l’andatura appare così spesso fiacca e strascicata.

Ci si può chiedere perché il malinconico soffra tanto, più degli altri temperamenti.

Soffre per la pesantezza delle sostanze solide di cui è costituito il suo corpo, dato che non riuscendo a compenetrarlo sufficienza con la sua individualità non lo può dominare.

E’ come se il corpo fosse troppo denso per lui, avverte questo disagio in ogni movimento, si tratta di un dolore sottile ma continuo, un dolore animico di cui il corpo non è cosciente.

A questo si riferivano i greci affermando che nel malinconico la Terra è in primo piano.


FLEMMATICO-ACQUA