Tour Sardegna Archeologica: Nuraghe Orolo, S. Andrea Priu, Dolmen di Sa Coveccada

Da Is Arutas raggiungiamo il nuraghe Orolo in poco più di un’ora di macchina.



È il primo nuraghe che troviamo aperto senza nessuna biglietteria. Bisogna solo aprire un cancello tenuto chiuso da una cordicella.



Questo particolare lo rende speciale e diverso dagli altri, perché è tutto da scoprire. Personalmente l’ho trovato davvero molto divertente, mi sembrava di giocare ad una caccia al tesoro.


Il nuraghe è piuttosto grande, è possibile salire al secondo piano ma per farlo bisogna prima armarsi di illuminazione! Sul posto c’erano delle candele che ci hanno permesso di individuare la scala per salire. Siamo poi però andati in macchina a recuperare un torcia per avere un’illuminazione migliore.


La vista dalla sommità del nuraghe è a perdita d’occhio.


Qui abbiamo anche fatto l’esperienza di dare forma alla luce. Mirko ha creato del fumo con la sigaretta e il raggio di sole che entrava da un’apertura ha preso forma.


Abbiamo letto un libro in cui si ipotizza che fosse proprio questo uno degli scopi dei nuraghe: direzionare i fasci di luce solari che passano attraverso le finestrelle poste sopra le porte d’ingresso, verso le nicchie create all’interno delle stanze.

Alcune stanze sono crollate e la vegetazione le ha letteralmente riempite.


Ci sono anche due passaggi che ricordano i grandi corridoi triangolari visti a Santu Antine.


Dal nuraghe Orolo in mezz’ora raggiungiamo un sito davvero particolare: Sant’Andrea Priu, vicino a Bonorva.


Non conoscevamo questo sito ma siamo rimasti affascinati da un’immagine di questa suggestiva costruzione all’interno della roccia, vista alla biglietteria di Tamuli a Macomer.


L’orario di apertura da marzo a ottobre è dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00 e l’ingresso è di euro 3,50.


All’esterno nella parte alta c’è quello che resta della scultura di un grande toro.


Mentre al piano terra si trovano suggestive Domus de Janas formato gigante. Sembrano le case dei Flinstons e mi hanno anche ricordato l’architettura organica vivente di Steiner e Gaudì.


Enormi coppelle sono scavate nel pavimento a forma circolare, insieme a canali di passaggio per l’acqua.


C’è una bella incisione con un sole sul soffitto.

Sulle pareti affreschi decisamente postumi.


Ultima tappa della giornata il dolmen di sa Coveccada, che troviamo non proprio facilmente a mezz’ora di macchina da Sant’Andrea Priu.


Il materiale di cui è composto, trachite tufacea, si sta sfaldando e probabilmente per questo motivo hanno circondato il dolmen con una struttura di protezione, che purtroppo toglie parte della bellezza di questo sito.


I massi utilizzati per comporre il dolmen sono enormi, quello che fa da copertura ha un peso che si aggira sulle 18 tonnellate!


Da qui ci spostiamo per la notte ad Ozieri, in modo da essere già sulla via l'indomani per l'ultima tappa del tour: l'altare di Santo Stefano ad Oschiri.

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