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Caso Epstein docet: come sopra, così sotto

  • Immagine del redattore: Monica Paggi
    Monica Paggi
  • 20 ore fa
  • Tempo di lettura: 6 min

Prima di alzare gli occhi al cielo per scrutare le stelle in cerca di risposte, apriamoli bene per guardare dove realmente ci troviamo.


Ricevere le prove che ciò che si sospettava da anni sia vero è dura da accettare, la realtà dei fatti messa davanti agli occhi di tutti è peggiore del peggior incubo.


Ma altrettanto sconcertante è l’indifferenza della massa di fronte a questa rivelazione, che avrebbe dovuto letteralmente fermare il mondo.

Il velo è caduto, siamo all’interno di un sistema marcio fino al midollo, corrotto, ingiusto ed ora anche mostruoso.


Che non fosse un Paradiso Terrestre era già evidente da tempo: un sistema scolastico diseducativo, che anziché occuparsi di far emergere da ciascuno i propri innati talenti si occupa solo di infarcire le giovani menti di nozioni (false), di paradigmi di pensiero depotenzianti e stereotipi illusori; un sistema sanitario che ammala (nel migliore dei casi), inganna con falsi valori di riferimento per monitorare la propria salute, che dovrebbe essere qualcosa di coltivato e perseguito su più fronti: alimentazione, movimento fisico, contatto con la natura, contemplazione, creatività e non solo un ingurgitare farmaci sintetici che tutto fanno fuorché guarire; un sistema giudiziario inesistente, perché in mano agli stessi burattinai (sappiamo bene che fine hanno fatto le rare eccezioni); per non parlare poi dell’aspetto religioso, che per definizione dovrebbe permetterci di ricongiungerci al creatore, mentre non fa che separare i popoli diventando esso stesso motivazione a dichiarare guerre. Ma come è possibile che ancora esistano le guerre?


Che fosse un mondo alla rovescia si era capito ma quello che adesso emerge e la non-reazione delle persone rivela la totale disumanità non solo dell’élite ma della sua stessa fattoria umana.


In fondo però non c’è di che stupirsi: se siamo dentro una realtà frattale, è chiaro che la forma macrocosmica di questa creazione (prendiamo come esempio il cavolo romanesco), è contenuta uguale ma più piccola, in ogni sua componente.

Se l’élite, se gli architetti di questo sistema sono marci, è inevitabile che lo siano o lo diventino, anche tutti i suoi più piccoli componenti.


Certo scandalizza ed è inconcepibile pensare ad atti orrendi compiuti sulle creature più indifese, i bambini, ma è davvero tanto diverso da quello che accade sulle tavole del 90% della popolazione? Allevare milioni di animali indifesi per macellarli e nutrirsi dei loro cadaveri (è questo il nome più realistico, altro che carne) della loro ovulazione (le uova) e delle loro secrezioni mammarie (i tanto amati latticini), non è forse altrettanto orripilante?


C’è un grave problema di incoerenza, ignoranza e dissonanza cognitiva alla base di questi obbrobri: com’è che tanta gente non può fare a meno del proprio gatto, cane, di fare fotografie agli animali in natura o quando li si va ad ammirare allo zoo o nei parchi, per “insegnare ai bambini ad amare gli animali” e poi, senza pensarci due volte, si ciba di quegli stessi esseri viventi dopo che sono stati allevati in condizioni inenarrabili ed uccisi davanti ai propri simili, senza considerare che insieme ai pezzi di cadavere sta ingurgitando anche tutto il loro dolore e l’orrore di una morte vista in faccia?


Come si può passare con indifferenza dalle coccole ai propri animali domestici ai reparti del supermercato in cui si vendono pezzi di cadaveri di altri poveri animali?

Forse che un gatto o un cane hanno più dignità di un maiale o di una mucca? O forse semplicemente è un modo diverso di sfruttarli…?


Altro che andare a spasso… delle gite in massa ai macelli si dovrebbero fare, per aprire gli occhi, per guardare l’orrore in faccia, dal vivo; allora sì che quella minuscola parte del tutto cambierebbe forma all’insieme che la contiene, come in un caleidoscopio. Basta modificare una piccola particella per creare un disegno completamente diverso.

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.


C’è poco da fare gli schizzinosi di fronte alle notizie emerse dagli Epstein files, c’è da aprire gli occhi e guardare cosa c’è nel proprio piatto.


Non è vero che abbiamo bisogno di nutrirci di cibo animale, che è in realtà esso stesso causa delle peggiori malattie nel corpo, a causa dei pezzi di cadavere che imputridiscono nell’intestino e inquinano il sangue.


Ma di cosa si nutrono i più grandi e forti animali sul pianeta? Di vegetali.

Elefanti, rinoceronti, giraffe, ippopotami, bisonti, gorilla, alci, mucche, cavalli, zebre, cammelli, dromedari, canguri, dugonghi, solo per citarne alcuni.

Poi arriva il minuscolo uomo e poverino… non sta in piedi se non si ciba di cadaveri e componenti animali?!?

Ma se la stessa dentatura e l’intero apparato digerente dimostrano per quale cibo siamo fatti, non certo per mangiare muscoli altrui, che richiedono denti affilati per lacerare i tessuti e intestini corti per garantire una digestione rapida ed efficiente.


E’ che siamo ignoranti ed ingenui, perché prendiamo per buono tutto quello che il sistema ci propina.


Non mi interessa se è scomodo, impopolare e maleducato andare a guardare cosa c’è nel piatto delle persone, è da lì che parte il cambiamento, che si diventa coerenti con la vita, che si dimostra di rispettarla, che la mente si fa lucida, che l’energia raggiunge livelli ottimali.


Personaggi che hanno rivestito un ruolo chiave nella nostra società erano vegetariani o vegani: Gandhi, Leonardo Da vinci, Pitagora, Tolstoj, Einstein, sono solo alcuni nomi.


Forse è per questo che parlare degli Epstein files è scomodo, forse una piccola corda della nostra coscienza viene scossa da quelle informazioni.

L’elite si ciba dell’allevamento umano e i dis-umani si nutrono anch’essi di innocenti creature allevate proprio a quello scopo.

Come sopra, così sotto.


Gandhi ce lo ha dimostrato nei fatti, come si può fare per essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo: pratica della non-violenza su tutti i fronti, partendo dalla tavola.


Eppure in tutta questa oscurità che pare intollerabile, si cela un grande opportunità: quella di aprire gli occhi, proprio come accadde alcuni anni fa con la pseudo-pandemia.

Quante persone grazie a quella situazione si sono rese conto che stavano muovendosi come criceti su una ruota, passando le giornate rinchiusi a testa bassa in lavori insoddisfacenti e hanno trovato la spinta per cambiare vita?


Non sarà forse, che in questa realtà duale, basata su menzogne miste a verità, i ruoli siano stati furbamente invertiti? Che proprio da quegli ambienti spirituali e new age sia partito un incantesimo che ha saputo magistralmente giustificare nelle nostre menti, tutti gli orrori del mondo? È’ il karma, si sa… gli spiriti degli animali si sacrificano per noi… l’importante è pensare positivo! Ma come si fa a pensare positivo cancellando la cruda realtà dei fatti? Stiamo parlando di bambini, piccoli, molto piccoli e di orchi che si materializzano dalle fiabe nella realtà.


A questo punto è l’ombra stessa a darci l’opportunità di liberarci dall’incantesimo di Maya, proprio perché si sta rivelando ai nostri occhi in tutto il suo orrore.


Finché ci si trova dentro una gabbia dorata, senza accorgersi che di prigione si tratta, perché all’interno ci sono un’infinità di distrazioni, per tutti i gusti, è il paese dei balocchi: sesso, cibo, viaggi, spiritualità, droghe, musica, sport, libri, film, programmi TV, social, telefonini, computer e tablet, vestiti, potere, denaro… come si può anche solo pensare di uscirne?


La prima gabbia è il tuo ego, l’identificazione con il corpo, la mente e il personaggio che stai recitando; la seconda è questo piano di realtà ingannevole, basato sulla menzogna. Sta a te svegliarti dal sonno, dall’incantesimo, e l’oscurità, il male, il dolore e la sofferenza, paradossalmente ti possono svegliare, se glielo permetti, se li guardi in faccia, se li affronti.


Proprio come accade negli incubi: se si sviluppa lucidità all’interno dell’incubo e si va incontro al mostro anziché fuggirne spaventati, ecco che si ridimensiona, fino a sparire o si trasforma in qualcosa di innocuo.


Ma se al contrario si preferisce non sentire notizie scomode ed indigeste che costringerebbero chiunque ad un profondo riesame delle realtà in cui ci troviamo e a mettere di conseguenza in discussione tutto nella propria vita, allora prego, che si continui pure a distrarsi sui social o con i divertimenti e i passatempi che più piacciono, che si continui ad ignorare che fuori dalla gabbia c’è altro.


Se con la pseudo-pandemia si è creata l’occasione di riflettere su come si stava impiegando il proprio tempo e le proprie energie, con questi files ci si può iniziare a chiedere cosa c’è in tavola, di cosa ci si sta realmente cibando? Cosa va ad alimentare il proprio corpo, la  mente, le emozioni e la nostra stessa anima?


Oggi, come mai prima d’ora, abbiamo a disposizione una quantità nauseante di informazioni, tutti vogliono spiegare tante verità nei più svariati campi ma è solo mente che fa indigestione di sé stessa, sono concetti, supposizioni il più delle volte infondati.


Dov’è finita l’anima, dov’è finito il cuore in grado di provare compassione ed empatia per tutte le creature viventi?


Prova, se non l’hai ancora fatto, come ci si sente, sia nel corpo che nell’anima, a nutrirsi coerentemente in modo pulito, senza introdurre cadaveri, liberi da qualunque complicità nei quotidiani massacri di milioni di animali indifesi.


Ti garantisco che è una bellissima sensazione. Non rispondere con la mente che crede di sapere cosa è bene fare e mangiare (perché le è stato inculcato dal sistema stesso) e giustifica tutto perché “è sempre stato così..” prova ad ascoltare il cuore, guarda quel pezzo di cadavere, qualunque forma gli sia stata data, per quello che è: il cadavere di un essere vivente.


Agli occhi del cuore un bambino ha lo stesso valore di un agnellino.


Come sopra, così sotto.



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