L'Essenza nel Vuoto

Cara Anima,
a che cosa dedichi più energia nella vita?
Alla famiglia, al lavoro, alla spiritualità, all’arte, alla musica, alla natura, agli animali, alla tua immagine, al mettere da parte denaro…
Prova ora a chiederti: chi sono io senza “quello”?
Quel qualcosa rappresenta l’attaccamento maggiore che hai in questo momento e di conseguenza la zavorra più pesante che ti impedisce di volare, anche se si tratta di qualcosa di giusto, buono ed etico. Il punto è che ti distrae da Te, dal confrontarti con il vuoto che rimane se elimini quell’attaccamento e dalle domande esistenziali che inevitabilmente sorgerebbero dal profondo.
Sia chiaro, non si intende affermare che tutto vada improvvisamente abbandonato, l’invito è quello di riconoscere innanzitutto che esistono questi attaccamenti, di vederli per quello che sono e di conseguenza viverli e gestirli con consapevolezza, non più come via di fuga da se stessi.
Ti dedichi anima e corpo ai familiari? Prova ad immaginare chi saresti senza di loro.
Hai intrapreso un sentiero spirituale? Chi saresti senza i tuoi maestri ed i tuoi rituali?
Hai scelto di isolarti in natura per fuggire alle brutture del mondo? Ma chi saresti senza quel contesto, quel rifugio?
Passi le giornate a creare con i colori, i materiali, a suonare, a comporre… ma cosa faresti senza carta, tela, colori e strumenti musicali?
Gli animali per te sono più importanti degli esseri umani e trascorri il tempo accudendoli? Chi saresti senza di loro?
Hai scelto di dedicare la vita ad aiutare gli altri, identificandoti nella missione di medico, insegnante, assistente sociale, poliziotto, vigile del fuoco? Ma chi sei tu senza quel ruolo?
E’ necessario lasciar cadere tutte le maschere che abbiamo collezionato nel corso di questo lungo viaggio per tornare all’essenza di chi siamo veramente, al di là dell’incantesimo di questa creazione. Ogni maschera è una distrazione, una raffinata trappola mentale, un’anestesia per distoglierti dalla sola cosa che hai, che sei: Tu, l’Anima, la Coscienza che indossa quest’abito di ossa, carne e liquidi.
Gli attaccamenti ci tengono legati alla ruota karmica, il Vuoto ci riporta verso la Verità.
Soltanto quando tutte le maschere sono cadute non puoi più fare a meno di chiederti seriamente chi sei, perché a quel punto sei completamente a nudo.
Soltanto permettendoti di stare in quel Vuoto, che è la sola cosa che resta quando tutti gli attaccamenti sono stati lasciati andare, puoi tornare alla tua vera essenza e vedere dove realmente ti trovi (in un’illusione) e cosa accade intorno.
E’ innegabile che ci troviamo all’interno di qualcosa che non conosciamo, dal momento che nessuno ricorda da dove proviene prima della nascita né tanto meno sa dove andrà una volta lasciato questo corpo. Come si può accantonare questo pensiero? Com’è possibile accettare di stare dentro un gioco di cui non si conoscono nemmeno le regole principali?
La scusa ricorrente è: si, ma devo comunque fare i conti con la “realtà”, devo lavorare per sfamare me stesso e la famiglia e affrontare ogni giorno mille problemi, arrivo a sera distrutto e ho solo voglia di dormire, non ho certo tempo per filosofeggiare sul significato della vita.
E’ come trovarsi dentro ad una prigione che ha la porta aperta, ma siccome ci sono troppe cose da fare lì dentro, perché c’è un’autorità che ci dice esattamente come dobbiamo comportarci, che non si ha tempo per occuparsi nemmeno di pensare a cosa potrebbe accadere se si decidesse di uscire da lì.
Il problema è che non ci si prende la responsabilità del proprio vero benessere e si dà la colpa nel micro, al partner, al datore di lavoro, allo stato… nel macro all’elite che ci sovrasta, ma se ci sovrasta è perché siamo noi a permetterglielo, continuando a dormire un sonno profondo. Lo schema è sempre lo stesso, è frattale: ci chiniamo di fronte ad una qualunque forma di autorità o costrizione rinunciando ad esercitare il nostro divino potere personale,
La Prigione sei Tu.
Il vuoto fa paura perché è lì che si nasconde il trauma collettivo che ci accomuna, tutti: la mancanza di identità, il non sapere chi siamo. Ma è solo da quel vuoto che può iniziare il viaggio di ritorno a casa, è un passaggio necessario, imprescindibile; possiamo scegliere consapevolmente e attivamente di entrarci per attraversarlo oppure aspettare che sia la vita a colpirci, privandoci di ciò a cui più teniamo, perché tornare a casa, in un modo o nell’altro, è parte della nostra stessa natura, è solo una questione di tempo.
Se tutti aprissimo gli occhi e vedessimo quello che c’è intorno a noi, in un attimo l’illusione finirebbe; questo sistema sta in piedi perché la massa accetta di starci dentro. E’ tutta una finzione: il denaro, la politica, l’educazione, la sanità, la giustizia, le relazioni, le religioni… tutta una grande menzogna. Allo stesso modo questa Matrix ci tiene schiavi perché siamo noi ad alimentarla con la nostra preziosa energia, che letteralmente regaliamo impiegandola per tutto e tutti anziché recuperarne la maestria.
Certo la natura, la spiritualità e tutto quello in cui abbiamo trovato rifugio, ci hanno aiutati come dei salvagenti a stare a galla all’interno di questo samsara, ma se vogliamo scendere dalla ruota è il momento di fare il grande salto, di non permettere che i nostri attaccamenti ci impediscano non solo di ricordare che sappiamo nuotare ma che siamo anche in grado di volare!



Commenti