METAMORFOSI… nella transizione al colore naturale
- Monica Paggi
- 7 giorni fa
- Tempo di lettura: 9 min

Ciao Cara Anima, bentrovata in questo spazio dedicato al Disincanto, nato per condividere esperienze fuori dall’ordinario che ci possano permettere di sperimentare la vita da nuove prospettive.
L’Incantesimo di cui si parla qui è quello di sentirci forzate, come Anime, ad apparire in un certo modo, tradendo così la nostra vera identità. Scioglierlo, ci permette di compiere un piccolo ma fondamentale passo verso un atteggiamento di accettazione ed amore verso il nostro involucro, il personaggio che stiamo interpretando, incoraggiando il riconoscimento ed il risveglio della nostra Anima.
Condivido con piacere il processo vissuto nell’ultimo anno e mezzo di cambiamento di pelle, in tutti i sensi e lo faccio a partire proprio dalla testa, quella stessa parte del nostro corpo che per prima, in condizioni naturali, vede la luce al momento della nascita in questo piano di realtà. Mi piace questa metafora perché esprime bene la possibilità di morire e rinascere in questa stessa incarnazione, ri-nascendo sul piano animico attraverso una metamorfosi che passa inevitabilmente anche per il corpo.
È stata un’esperienza profondamente trasformante, non solo sul piano fisico ma soprattutto su quello animico-spirituale, per questo ti parlerò della transizione non solo in termini tecnici e pratici ma facendo anche riferimento a tutti i paradigmi mentali e agli stereotipi coinvolti, che sono stati poi, per l’appunto, sconvolti…. Questo è il primo motivo per cui desidero condividere questa esperienza, il secondo è che da quando porto i capelli naturali mi capita spesso di parlare con donne che affermano piacerebbe anche a loro “ma…” e seguono i più svariati motivi e deterrenti: “Cosa diranno le persone accanto a me e se poi non mi piaccio, non mi sento pronta…”.
Ecco, mi sono trovata anch’io per parecchi anni in quel limbo di indecisione e per questo desidero portare un piccolo contributo attraverso l’esperienza vissuta in prima persona, con la speranza possa essere in qualche modo di supporto a chi si trova in quella stessa condizione di indecisione.
Era un desiderio che spingeva già da diversi anni, quello di liberarmi dal condizionamento di tingere i capelli almeno una volta al mese ma che avevo lasciato soffocare dai giudizi negativi di chi in quel momento rappresentava per me un importante punto di riferimento. Allora ero ancora troppo insicura e incapace di amarmi per ignorare quei pareri e così ho semplicemente accantonato l’idea.
Col passare del tempo quel punto di riferimento è crollato e subito si è fatto sempre più pressante il desiderio di interrompere quel rituale mensile di copertura, che sempre più vivevo come un tradimento a me stessa.
Perché tingevo i capelli? Per chi?
Nel tentare di rispondere a queste domande mi sono resa conto che non lo facevo per me stessa ma per essere sicura di piacere agli altri e perché i capelli sale e pepe avevano nella mia mente un connotato di bruttezza, trascuratezza e vecchiaia.
Era infatti tangibile inizialmente la sensazione di fastidio e quasi disgusto nel vedere una ricrescita brizzolata, sensazione che poi ha iniziato a cambiare, fino a che quei capelli bianchi ed argentati hanno iniziato ad acquisire una sorta di fascino magico ai miei occhi; dovevo ammettere che infondo a me piacevano e mi chiedevo come sarei stata con la testa al naturale.
Ho iniziato a cercare online delle condivisioni da parte di donne che avessero fatto, anche in giovane età, quella scelta.
Sono finita su canali YouTube ed Instagram in lingua inglese, perché in italiano non avevo trovato gran ché (forse perché in un paese in cui la moda è uno dei cavalli di battaglia, il tabù della ricrescita per le giovani donne è più duro da superare) scoprendo l’esistenza delle Silver Sisters, donne accomunate da questa scelta controcorrente.
Eccone alcuni:
Ho guardato per settimane video e profili e letto storie e alla fine il mio modello mentale in rapporto ai capelli bianchi è radicalmente cambiato. E’ un po’ come quando decidiamo di imparare seriamente una nuova lingua: è necessario immergersi totalmente sia nei suoni che nella cultura di quel linguaggio per farla veramente nostra.
Ognuna di quelle donne ai miei occhi era apparsa molto più autentica e di conseguenza più bella con i capelli naturali piuttosto che tinti e ho deciso che quantomeno valesse la pena provare, alla peggio se proprio non mi fossi piaciuta, potevo sempre ritingerli.
La cosa che più di tutte mi aveva da sempre lasciata perplessa, era perché mai un uomo brizzolato acquistasse indiscutibilmente fascino e una donna invece dovesse di necessità perderlo…?!?
Se donne di spettacolo, attrici, cantanti, modelle nelle pubblicità, avessero i capelli naturali, nessuno si porrebbe il problema di dover nascondere il naturale processo di trasformazione di Madre Natura, ma dato che l’essere umano per evidenti interessi economici ci mette lo zampino, ecco che il bombardamento di immagini con teste tinte ha creato uno stereotipo che è arrivato col tempo a radicarsi nelle nostre menti e a condizionare i nostri gusti estetici.
Altra domanda: ma quando ha avuto inizio la pratica di tingersi i capelli? Attraverso una veloce ricerca ho scoperto che in antichità, soprattutto in Egitto, ci si tingeva i capelli con l’henné o altri prodotti naturali come cenere e grasso animale, era ritenuto un segno di appartenenza a classi elevate. Con la scoperta dei coloranti sintetici poi, a partire dagli anni ’50 e ’60, la pratica della colorazione si è stesa alla massa.
Questa pubblicità vintage della L’Oreal evidenzia bene su quali tasti psicologici si sia giocata questa partita e sia stato creato l’incantesimo: così come sei non vai bene, devi apparire più giovane per essere felice…
Quest’esperienza è andata bel oltre il semplice cambio di immagine, è stato un vero e proprio processo di morte e rinascita interiore ed esteriore, la Monica ragazza aveva chiuso il cerchio, aveva bisogno di esser lasciata morire per permettere ad una Monica più adulta e consapevole di venire alla luce.
Non è stato semplice accettare questo passaggio, ho sempre curato molto il mio aspetto ma sentivo che era giusto e necessario, non volevo diventare la caricatura della ragazza che ormai aveva fatto il suo tempo, volevo tirar fuori il meglio di quello che c’era in quel momento, a partire dai capelli.
E’ un fatto che nella nostra cultura occidentale la morte rappresenti una sorta di tabù e tutte le volte che ci troviamo confrontati con qualcosa che di necessità deve finire, una relazione sentimentale, un’esperienza professionale, fino all’esperienza più estrema di un lutto e all’accettazione della nostra stessa finitudine, andiamo in crisi, siamo totalmente impreparati e fatichiamo ad accettare quegli eventi che vorremmo evitare e che proprio per questo motivo rimandiamo ad oltranza di accettare.
Il più delle volte arriviamo tardi a dover fare i conti con quella che saggiamente San Francesco definiva Sorella Morte, che non è la nemica della Vita, ma l’altra faccia di questa medaglia duale in cui stiamo vivendo con i nostri corpi mortali.
E’ la morte a rendere la vita preziosa, a patto che la includiamo nei nostri pensieri quotidiani. Basterebbe ricordare ogni giorno che potrebbe essere l’ultimo sia per noi che per i nostri cari, per viverli con più intensità ed autenticità. In qualche modo invece il nostro ego ci porta a dare per scontato che potremo fare o dire quella cosa più in là, il famoso “Quando andrò in pensione”. Ma la vita è adesso e anche la morte è presente ogni giorno, nei piccoli e grandi cambiamenti che possiamo permetterci di vivere, se impariamo a considerarla.
Così un gesto apparentemente futile come tingere o meno i capelli, può trasformarsi in un sorta di rito iniziatico (in antiche culture e tradizioni i riti di iniziazione facevano parte integrante della vita delle persone, proprio per allenarsi già in vita all’inevitabile momento in cui dovremo cambiare forma) ed è così che personalmente l’ho vissuto.
Dato che ci vogliono parecchi mesi per ottenere il risultato desiderato, è anche un ottimo esercizio di pazienza, costanza e perseveranza, altre qualità tendenzialmente occultate dalla nostra società moderna, sempre di corsa.
Ci sono però dei sistemi che possono aiutare in questo momento di passaggio, se non ce la si sente di ostentare la ricrescita fin dalle prime settimane.
Idealmente mi sarebbe piaciuto poter andare in giro orgogliosa della scelta fatta con la ricrescita visibile ma ho dovuto e voluto rispettare i miei limiti in questo senso e così ho cercato delle soluzioni che potessero permettermi di vivere il processo in maniera più intima e riservata.
Nelle prime settimane ho fatto ricorso a rimmel per capelli e spray, poi sono passata ad acconciature che mi permettessero di coprire con foulard o cappelli la ricrescita, fino ad arrivare al momento fatidico del taglio, nel mio caso una treccia di almeno 20 centimetri.
E’ stato un momento molto forte, quel taglio (come il taglio di un cordone ombelicale) ha rappresentato la fine di quella parte di me che per tanti anni avevo impersonato e l’inizio della relazione con un’altra parte di me che sentivo essere presente all’interno ma che ancora non avevo idea di come sarebbe apparsa esteriormente. Per questo motivo ho poi scelto di chiedere aiuto per iniziare a vedere dentro quella che poi sarei diventata fuori, ma a questo tema verrà dedicato prossimamente un proprio spazio.
Per alcune settimane ho portato questa evidente differenza di colore fra il ciuffo bianco e i capelli ancora tinti alle radici ma non mi sentivo completamente a mio agio e così ho accettato il consiglio della parrucchiera (ne ho cambiate parecchie in questi ultimi due anni, è stato importante per me trovare una persona che condividesse la mia scelta e non ripetesse ogni volta “che peccato, sei ancora giovane, perché non li tingi?”) di creare delle mèches scure (esattamente il contrario di quello che mi era stato proposto in precedenza e cioè andare a decolorare i capelli tinti; questo oltre a rovinare i capelli, avrebbe comportato una manutenzione mensile per mantenere bello il colore grigio schiarito, annullando così il proposito di non essere più vincolata a ripetute sedute in salone). All’inizio mi piacevano e mi facevano sentire più a mio agio, ma col tempo il colore perdeva intensità e mi ritrovavo in testa 4-5 sfumature diverse, così dopo alcuni mesi ho deciso di lasciare che crescessero completamente naturali, per scoprire che ciocche più scure erano già state inserite fra i miei capelli da Madre Natura stessa.
Ancora una condivisione di carattere pratico: quando si portano i capelli al naturale è importante giocare sul contrasto, sia nel trucco che nei colori che si indossano, per valorizzare il colore argentato/perlato anziché farsi spegnere dallo stesso.
Uno dei concetti del Transurfing che proprio in quel periodo stavo studiando, mi ha particolarmente aiutata in questo processo e cioè il fatto di rinunciare a voler assomigliare a qualcuno, ad uno stereotipo, con il rischio di risultarne la caricatura e scegliere invece di essere me stessa e per questo puntare sull’unicità.
E’ stato anche fondamentale chiarire a me stessa che non stavo iniziando a trascurarmi e a lasciarmi andare, come spesso si commenta a chi smette di tingere regolarmente i capelli ma in realtà stavo finalmente iniziando a scoprirmi e a diventare più autentica.
Con questo naturalmente non intendo affatto affermare che chi tinge i capelli non sia autentico, l’importante è essere consapevoli del perché lo si fa: se a me piace quel particolare colore, perché esprime meglio la mia personalità è un conto, ma se sto cercando di coprire qualcosa che non sono in grado di accettare e che mi fa temere il giudizio degli altri allora è diverso e forse è il caso di farsi qualche domanda in merito.
I primi tempi in cui ho iniziato ad uscire senza trucchi a testa scoperta era strano e non nascondo che mi sentivo un po’ a disagio, pensando che tutti potessero guardarmi e pensare qualcosa a proposito dei miei capelli ma ho poi realizzato che si trattava dell’ennesimo scherzo dell’ego che ci dà l’impressione che tutto giri intorno a noi e che le persone abbiano tempo ed energia da spendere nei nostri confronti.
Ho ribaltato la situazione e pensato: a me interessa forse o cambia qualcosa se le donne che mi passano davanti hanno i capelli tinti o naturali? Assolutamente no, tutt’al più per un istante la mente come di consuetudine può emettere un suo personale parere o moto di gradimento piuttosto che no ma poi finisce lì. E quindi? Di cosa mi stavo preoccupando? Proprio di Nulla.
C’è da tener conto anche del fatto che la salute ne guadagna, sappiamo che tutto ciò che entra in contatto con la nostra pelle, cute inclusa, penetra inevitabilmente nel nostro organismo, il più delle volte già fortemente intossicato da un’alimentazione non consapevole e dall’assunzione di medicinali o integratori di vario tipo. Applicare regolarmente prodotti a diretto contatto con la cute di certo a lungo andare qualche problema lo causa ma qui come sempre, ciascuno è libero di disporre del proprio corpo come meglio ritiene.
É anche di fatto un risparmio, giusto per aggiungere un’altra nota positiva.
Con questa condivisione non intendevo creare distinzioni fra chi tinge e non tinge i capelli ma semplicemente offrire una testimonianza positiva a chi si trova nell’indecisione di compiere questo piccolo grande passo verso il delicato processo di accettazione di sé, così come io stessa ho trovato di grande sostegno le esperienze e testimonianze di altre donne che avevano già attuato questa scelta nel momento in cui mi sentivo ancora incerta.
Spero tu abbia potuto trarre qualche utile spunto dalla lettura di questa condivisione, ti ringrazio per il tempo dedicato a leggerla e ti auguro un Buon Cammino verso il Risveglio dell’Anima.



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